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Quando il corvo gracchia in parrocchia

Quando il corvo gracchia in parrocchia - Mammepersempre O.N.L.U.S.

di Francesca Lozito il 29 maggio 2012

Retorica un po' sempliciotta quella che vorrebbe una netta distinzione tra un vertice del Vaticano dove si annidano i "cattivi" e una base, le comunità cristiane, dove sono tutti bravi buoni santi...

 

"Io voglio il catechismo il sabato"

 

"Io voglio l'oratorio la domenica"

 

"Io credo che sia in linea con il magistero che le sedie durante la rappresentazione teatrale dei nostri ragazzi siano spostate tutte a destra. E anche certe prediche del parroco mamma mia ... io ho studiato teologia, io sono laico ma so che cosa si dovrebbe dire".

 

"Questo don nuovo deve fare così: è lui che deve prendere le decisioni, diamine, è lui il capo, noi possiamo andargli solo dietro".

 

"Ah certo, il mio confratello non capisce nulla: lui vuole cambiare le cose. Ma cosa crede di cambiare? Qui si è sempre fatto e si continuerà a fare così. E' inutile che lui si dimeni".

 

Che ci faccio io qui?

 

Sì, certo che non sto citando Chatwin. Sto semplicemente ascoltando il mormorio che neanche troppo silenzioso si insinua tra parole e frasi fatte in questo strano mondo che è una parrocchia. Una a caso, pescata nel mucchio. Mormorio che diventa voce grossa tra tentativi di Vangelo che fanno tanta, troppa fatica a trovare gambe e anima per diventare carne, diventare realtà. Sennò a che servono? Non si dovrebbe fare prima di tutto questa fatica, questo sforzo?

 

Sono nuova da queste parti. Ma ho osservato e ascoltato quanto basta in un anno in cui ho dovuto frequentare questo posto per il primo anno catechismo di mio figlio e così posso dire che mi sento proprio a disagio. Le frustrazioni delle madri e dei padri poi: persi e ripiegati su sé stessi, troppo intenti a dare un'immagine di famiglia granitica e infallibile, eppure i problemi ci sono, ovunque.

 

Retorica un po' troppo sempliciotta quella che vorrebbe in queste ore una netta distinzione tra un vertice del Vaticano dove si annidano i "cattivi" e una base, le comunità cristiane, le parrocchie, dove sono tutti bravi buoni santi ...

 

Non è così.

Ci sono corvi che sanno gracchiare molto bene anche alla periferia dell'impero, persone che per difendere i propri interessi "minacciati" sono capaci di istigare un bellum omnium contra omnes degno del migliore stratega di guerra, subdolo quanto basta per essere assecondato dal buonismo imperante in molte, troppe delle persone che ho conosciuto qui.

 

Si possono annidare livori multipli e incrociati in questi luoghi, si può rimanere fermi per anni a giocare una partita a scacchi sostanzialmente ferma con un passato che non torna, perché i tempi cambiano e cambiano anche le persone. Vivaddio.

 

Mi chiedo alle volte se qui ci siano cancelli aperti o chiusi. A entrare sono sempre le stesse persone, ossessionate da un fare che sfocia spesso e volentieri in un protagonismo zelante. Ma si sa, son sempre meno quelli che restano e allora tocca fare fare fare ... e mai nessuno a prendersi la briga di dire "tesoro mio, così non va mica bene". Che poi la paura è quella di rimanere da soli.

 

Mi chiedo come si faccia ad avere un timore del genere in un luogo in cui la paura di restare soli non si dovrebbe avere mai. In cui bisognerebbe sapere - per dirla con quel poco di Vangelo che conosco - quello che "il Capo" amava ripetere: "ma io vi dico...". Un punto di svolta, un'alternativa all'esistente. All'affanno di ogni giorno, al mondo in cui siamo inscatolati e costretti.

 

Alternativa che è possibile, guarigione che è per tutti.

 

Non serve molto, ma occorre chiederla quella limpidezza necessaria per poter ricominciare a vedere il mondo con gli occhi di Dio.

 

 


Una meditazione non troppo “rispettosa” ma sicuramente incisiva per i “processi di comprensione” delle realtà ecclesiali; per poter essere migliori occorre, con prudenza ma con altrettanta chiarezza, aprire gli occhi su cose che non ci piacciono. Bel contributo questo articolo…. Non trovate ?!

                                                            Don Giovanni Lorusso


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