Africae Munus

Africae Munus - Mammepersempre O.N.L.U.S.
 

ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE
AFRICAE MUNUS
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALL’EPISCOPATO, AL CLERO,
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULLA CHIESA IN AFRICA
AL SERVIZIO DELLA RICONCILIAZIONE,
DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE

«Voi siete il sale della terra ...
Voi siete la luce del mondo»
(Mt 5, 13.14)

 

« ECCO, IO FACCIO NUOVE TUTTE LE COSE »
(Ap 21,5)

14. Il Sinodo ha permesso di discernere le strutture portanti della missione per un’Africa che aspira alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Spetta alle Chiese particolari tradurre queste strutture in « fervore di propositi e concrete linee operative ».[14] In effetti, « è nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti – obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari – che consentono all’annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura »[15] africane.

 

                                                                             CAPITOLO I

                                  AL SERVIZIO DELLA RICONCILIAZIONE, DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE


I. AUTENTICI SERVITORI DELLA PAROLA DI DIO

15. Un’Africa che avanza, gioiosa e vivente, manifesta la lode di Dio, come faceva notare sant’Ireneo: « La gloria di Dio è l’uomo vivente ». Ma egli subito aggiunge: « La vita dell’uomo è la visione di Dio ».[16] Per questo, ancora oggi, compito essenziale della Chiesa è quello di portare il messaggio del Vangelo al cuore delle società africane, di condurre verso la visione di Dio. Come il sale dà sapore agli alimenti, questo messaggio fa delle persone che vivono di esso degli autentici testimoni. Quanti crescono in questo modo diventano capaci di riconciliarsi in Gesù Cristo. Diventano luci per i loro fratelli. Così, con i Padri del Sinodo, invito « la Chiesa in Africa ad essere testimone nel servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace, come “sale della terra” e “luce del mondo” »,[17] affinché la sua vita risponda a questo appello: «Alzati, Chiesa in Africa, famiglia di Dio, perché ti chiama il Padre celeste».[18]

16. È significativo che Dio abbia permesso che il secondo Sinodo per l’Africa fosse celebrato subito dopo quello che è stato dedicato alla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Quel Sinodo ha richiamato l’imperativo dovere del discepolo di comprendere Cristo che chiama attraverso la sua Parola. Per mezzo di essa, i fedeli imparano ad ascoltare Cristo e a lasciarsi orientare dallo Spirito Santo che ci rivela il senso di tutte le cose (cfr Gv 16,13). Infatti, « la lettura e la meditazione della Parola di Dio ci radicano più profondamente in Cristo e orientano il nostro ministero di servitori della riconciliazione, della giustizia e della pace ».[19] Come ricordava quel Sinodo, « per diventare suoi fratelli e sue sorelle bisogna essere “coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21). L’ascoltare autentico è obbedire e operare; è far sbocciare nella vita la giustizia e l’amore, è offrire nell’esistenza e nella società una testimonianza nella linea dell’appello dei profeti, che costantemente univa Parola di Dio e vita, fede e rettitudine, culto e impegno sociale ».[20] Ascoltare e meditare la Parola di Dio significa desiderare che essa penetri e formi la nostra vita per riconciliarci con Dio, per permettere a Dio di condurci ad una riconciliazione con il prossimo, via necessaria per la costruzione di una comunità di persone e di popoli. Sui nostri volti e nelle nostre vite, la Parola di Dio prenda veramente carne!


II. CRISTO AL CUORE DELLE REALTÀ AFRICANE:
SORGENTE DI RICONCILIAZIONE,
DI GIUSTIZIA E DI PACE

17. I tre concetti principali del tema sinodale, vale a dire la riconciliazione, la giustizia e la pace, hanno posto il Sinodo di fronte alla sua « responsabilità teologica e sociale »[21] e hanno permesso di interrogarsi anche sul ruolo pubblico della Chiesa e sul suo posto nell’ambito africano di oggi.[22] « Si potrebbe dire che riconciliazione e giustizia siano i due presupposti essenziali della pace e che quindi definiscano in una certa misura anche la sua natura ».[23] Il compito che dobbiamo precisare non è facile, poiché esso si situa tra l’impegno immediato nella politica – che non rientra nelle competenze dirette della Chiesa – e il ripiegamento o l’evasione possibile in teorie teologiche e spirituali, che rischiano di costituire una fuga di fronte a una responsabilità concreta nella storia umana.

18. « Vi lascio la pace, vi do la mia pace », dice il Signore, che aggiunge: « Non come la dà il mondo, io la do a voi » (Gv 14,27). La pace degli uomini che si ottiene senza la giustizia è illusoria ed effimera. La giustizia degli uomini che non trova la propria sorgente nella riconciliazione attraverso la verità nella carità (cfr Ef 4,15) rimane incompiuta; essa non è autentica giustizia. È l’amore della verità – « tutta la verità » alla quale soltanto lo Spirito ci può condurre (cfr Gv 16,13) – a tracciare la via che ogni giustizia umana deve imboccare per giungere alla restaurazione dei legami di fraternità nella « famiglia umana, comunità di pace »,[24] riconciliata con Dio mediante Cristo. La giustizia non è disincarnata. Essa si àncora necessariamente nella coerenza umana. Una carità che non rispetta la giustizia e il diritto di tutti è erronea. Incoraggio pertanto i cristiani a diventare esemplari in materia di giustizia e di carità (cfr Mt 5,19-20).

A. « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20b)

19. « Riconciliazione è un concetto pre-politico e una realtà pre-politica, che proprio per questo è della massima importanza per il compito della stessa politica. Se non si crea nei cuori la forza della riconciliazione, manca all’impegno politico per la pace il presupposto interiore. Nel Sinodo i Pastori della Chiesa si sono impegnati per quella purificazione interiore dell’uomo che costituisce l’essenziale condizione preliminare per l’edificazione della giustizia e della pace. Ma tale purificazione e maturazione interiore verso una vera umanità non possono esistere senza Dio ».[25]

20. In effetti, è la grazia di Dio che ci dona un cuore nuovo e che ci riconcilia con Lui e con gli altri.[26] È Cristo che ha ristabilito l’umanità nell’amore del Padre. La riconciliazione trova dunque la propria sorgente in questo amore; nasce dall’iniziativa del Padre di rinnovare la relazione con l’umanità, relazione rotta dal peccato dell’uomo. In Gesù Cristo, « nella sua vita e nel suo ministero ma in particolare nella sua morte e risurrezione, l’apostolo Paolo ha visto Dio Padre riconciliare il mondo (tutte le cose in cielo e sulla terra) a sé, cancellando i peccati dell’umanità (cfr 2 Cor 5,19; Rm 5,10; Col 1,21-22). Paolo ha visto Dio Padre riconciliare giudei e gentili a sé in un solo corpo attraverso la croce (cfr Ef 2,15; 3,6). In tal modo l’esperienza della riconciliazione stabilisce la comu-nione su due livelli: comunione tra Dio e l’umanità e, poiché l’esperienza della riconciliazione rende noi (umanità riconciliata) anche “ambasciatori della riconciliazione”, essa ristabilisce pure la comunione tra gli uomini ».[27] « La riconciliazione quindi non si limita al disegno di Dio che attira a sé un’umanità alienata e peccatrice in Cristo attraverso il perdono dei peccati e l’amore. Costituisce anche il ristabilimento delle relazioni tra le persone tramite la composizione delle differenze e l’abbattimento degli ostacoli nei rapporti attraverso l’esperienza dell’amore di Dio ».[28] La parabola del figlio prodigo lo illustra quando l’Evangelista ci presenta nel ritorno del figlio minore, cioè nella sua conversione, il bisogno di riconciliarsi, da una parte, con il padre e, dall’altra, con il fratello maggiore attraverso la mediazione del padre (cfr Lc 15,11-32). Testimonianze commoventi di fedeli africani, « testimonianze di sofferenza e di riconciliazione concrete nelle tragedie della storia recente del Continente »[29] hanno mostrato la potenza dello Spirito che trasforma i cuori delle vittime e dei loro carnefici per ristabilire la fraternità.[30]

21. In realtà, solo un’autentica riconciliazione genera una pace duratura nella società. Protagonisti ne sono certo le Autorità governative e i Capi tradizionali, ma ugualmente i semplici cittadini. Dopo un conflitto, la riconciliazione, spesso condotta e compiuta nel silenzio e nella discrezione, ripristina l’unione dei cuori e la coesistenza serena. Grazie ad essa, dopo lunghi periodi di guerra, le Nazioni ritrovano la pace, le società profondamente ferite dalla guerra civile o dal genocidio ricostruiscono la loro unità. È offrendo e accogliendo il perdono[31] che le memorie ferite delle persone o delle comunità hanno potuto guarire e le famiglie prima divise hanno ritrovato l’armonia. « La riconciliazione supera le crisi, ripristina la dignità delle persone e apre la via allo sviluppo e alla pace duratura tra i popoli a tutti i livelli »,[32] hanno tenuto a sottolineare i Padri del Sinodo. Per diventare effettiva, questa riconciliazione dovrà essere accompagnata da un atto coraggioso e onesto: la ricerca dei responsabili di quei conflitti, di coloro che hanno finanziato i crimini e che si dedicano ad ogni sorta di traffici, e l’accertamento della loro responsabilità. Le vittime hanno diritto alla verità e alla giustizia. È importante attualmente e per il futuro purificare la memoria, al fine di costruire una società migliore, dove simili tragedie non si ripetano più.

B. Diventare giusti e costruire un ordine sociale giusto

22. La costruzione di un ordine sociale giusto compete senza dubbio alla sfera politica.[33] Tuttavia, uno dei compiti della Chiesa in Africa consiste nel formare coscienze rette e recettive delle esigenze della giustizia, affinché maturino uomini e donne solleciti e capaci di realizzare questo ordine sociale giusto con la loro condotta responsabile. Il modello per eccellenza a partire dal quale la Chiesa pensa e ragiona, e che essa propone a tutti, è Cristo.[34] Secondo la sua dottrina sociale, « la Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende “minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati”. Ha però una missione di verità da compiere … una missione irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera ».[35]

23. Grazie alle Commissioni Giustizia e Pace, la Chiesa si è impegnata nella formazione civica dei cittadini e nell’accompagnamento dei processi elettorali in diversi Paesi. Essa contribuisce così all’educazione delle popolazioni e al risveglio della loro coscienza e della loro responsabilità civile. Questo peculiare ruolo educativo è apprezzato da un gran numero di Paesi che riconoscono la Chiesa come artefice di pace, operatrice di riconciliazione e araldo della giustizia. È opportuno ripetere che, pur distinguendo il ruolo dei Pastori da quello dei fedeli laici, la missione della Chiesa non è di ordine politico.[36] La sua funzione è di educare il mondo al senso religioso annunciando Cristo. La Chiesa vuole essere il segno e la salvaguardia della trascendenza della persona umana. Essa deve altresì educare gli uomini a cercare la verità suprema rispetto a ciò che essi stessi sono e ai loro interrogativi, per trovare soluzioni giuste ai loro problemi.[37]

1. Vivere della giustizia di Cristo

24. Sul piano sociale, la coscienza umana è interpellata da gravi ingiustizie presenti nel nostro mondo, in generale, e all’interno dell’Africa, in particolare. La confisca dei beni della terra da parte di una minoranza a scapito di popoli interi, è inaccettabile perché immorale. La giustizia obbliga a « dare a ciascuno il suo » – ius suum unicuique tribuere.[38] Si tratta dunque di rendere giustizia ai popoli. L’Africa è capace di assicurare a tutti gli individui e a tutte le Nazioni del Continente le condizioni di base, che consentano di partecipare allo sviluppo.[39] Gli Africani potranno così mettere i talenti e le ricchezze che Dio ha loro donato al servizio della loro terra e dei loro fratelli. La giustizia, vissuta in tutte le dimensioni della vita, privata e pubblica, economica e sociale, ha bisogno di essere sostenuta dalla sussidiarietà e dalla solidarietà, e ancor più di essere animata dalla carità. « Secondo il principio di sussidiarietà, né lo Stato né alcuna società più grande devono sostituirsi all’iniziativa e alla responsabilità delle persone e dei corpi intermedi ».[40] La solidarietà è garanzia della giustizia e della pace, quindi dell’unità, in modo che « l’abbondanza degli uni supplisca alla mancanza degli altri ».[41] E la carità, che assicura il legame con Dio, va oltre la giustizia distributiva. Poiché se « la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo … non è la giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al Dio vero ».[42]

25. Dio stesso ci mostra la vera giustizia quando, ad esempio, vediamo Gesù entrare nella vita di Zaccheo e offrire così al peccatore la grazia della sua presenza (cfr Lc 19,1-10). Qual è dunque questa giustizia di Cristo? I testimoni di quell’incontro con Zaccheo osservano Gesù (cfr Lc 19,7); la loro mormorazione disapprovatrice vuol essere un’espressione dell’amore per la giustizia. Essi ignorano tuttavia la giustizia dell’amore che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé la « maledizione » dovuta agli uomini, perché ricevano in cambio la « benedizione » che è il dono di Dio (cfr Gal 3,13-14). La giustizia divina offre alla giustizia umana, sempre limitata e imperfetta, l’orizzonte verso il quale deve tendere per realizzarsi pienamente. Essa, inoltre, ci fa prendere coscienza della nostra indigenza, dell’esigenza del perdono e dell’amicizia di Dio. È ciò che viviamo nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, che derivano dall’azione di Cristo. Questa azione ci introduce in una giustizia in cui riceviamo molto più di quanto potessimo legittimamente attendere poiché, in Cristo, la carità è il compimento della Legge (cfr Rm 13,8-10. Mediante Cristo, unico modello, il giusto è invitato ad entrare nell’ordine dell’amore-agape...


 

CAPITOLO II
I CANTIERI PER LA RICONCILIAZIONE,
LA GIUSTIZIA E LA PACE

31. A questo punto, vorrei indicare alcuni « cantieri » che i Padri sinodali hanno identificato per la missione attuale della Chiesa nella sua preoccupazione di aiutare l’Africa ad emanciparsi dalle forze che la paralizzano. Il Cristo non ha forse detto prima al paralitico: « Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati » e poi « Alzati! » (Lc 5, 20.24)?


I. L’ATTENZIONE ALLA PERSONA UMANA

A. La metanoia : un’autentica conversione

32. La maggiore preoccupazione dei membri del Sinodo, rispetto alla situazione del Continente, è stata di cercare come mettere nel cuore degli Africani discepoli di Cristo la volontà di impegnarsi effettivamente a vivere il Vangelo nelle loro esistenze e nella società. Cristo chiama costantemente alla metanoia, alla conversione.[51] I cristiani sono segnati dallo spirito e dalle abitudini della loro epoca e del loro ambiente. Ma per la grazia del loro Battesimo, sono invitati a rinunciare alle tendenze nocive dominanti e ad andare contro corrente. Una tale testimonianza esige un impegno risoluto in « una conversione continua verso il Padre, fonte di ogni vera vita, unico capace di liberarci dal male e da ogni tentazione e di mantenerci nel suo Spirito, anche in seno alla lotta contro le forze del male ».[52] Questa conversione non è possibile se non appoggiandosi su delle convinzioni di fede consolidate da una catechesi autentica. Conviene dunque « mantenere un legame vitale tra il catechismo imparato a memoria e la catechesi vissuta, in modo tale che esso conduca ad una conversione di vita profonda e durevole ».[53] La conversione si vive in modo particolare nel Sacramento della Riconciliazione, al quale sarà accordata un’attenzione singolare per farne una vera « scuola del cuore ». A questa scuola, il discepolo di Cristo forgia, poco a poco, una vita cristiana adulta, attenta alle dimensioni teologali e morali dei suoi atti, e diventa così capace di « affrontare le difficoltà della vita sociale, politica, economica e culturale »[54] attraverso una vita segnata dallo spirito evangelico. Il contributo dei cristiani in Africa sarà decisivo solamente se l’intelligenza della fede raggiunge l’intelligenza della realtà.[55] Per questo, l’educazione alla fede è indispensabile, altrimenti Cristo non sarà che un nome supplementare aggiunto alle nostre teorie. La parola e la testimonianza della vita vanno di pari passo.[56] Ma la testimonianza da sola non basta più, perché « la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente, se non è illuminata, giustificata – ciò che Pietro chiamava “dare le ragioni della propria speranza” (1 Pt 3,15), – esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile del Signore Gesù ».[57]

Creatore ha effuso nei cuori degli Africani dalla notte dei tempi. Essi sono serviti da matrice per modellare società che vivono in una certa armonia, perché portano nel loro seno modi tradizionali di regolazione per una coesistenza pacifica. Si tratta dunque di valorizzare questi elementi positivi, illuminandoli dall’interno (cfr Gv 8,12) perché il cristiano sia effettivamente raggiunto dal messaggio di Cristo, e perché così la luce di Dio possa brillare agli occhi degli uomini. Allora, vedendo le buone azioni dei cristiani, gli uomini e le donne potranno glorificare il « Padre che è nei cieli » (Mt 5,16).

                                                                        II. VIVERE INSIEME

A. La famiglia

42. La famiglia è il « santuario della vita » e cellula vitale della società e della Chiesa. È in essa che « si plasma il volto di un popolo, è qui che i suoi membri acquisiscono gli insegnamenti fondamentali. Essi imparano ad amare in quanto sono amati gratuitamente, imparano il rispetto di ogni altra persona in quanto sono rispettati, imparano a conoscere il volto di Dio in quanto ne ricevono la prima rivelazione da un padre e da una madre pieni di attenzione. Ogni volta che vengono a mancare queste esperienze fondanti, è l’insieme della società che soffre violenza e diventa, a sua volta, generatrice di molteplici violenze ».[76]

43. La famiglia è certo il luogo propizio per l’apprendimento e la pratica della cultura del perdono, della pace e della riconciliazione. « In una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l’amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell’autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l’aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l’altro e, se necessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace ».[77] In ragione della sua importanza capitale e delle minacce che pesano su questa istituzione – la distorsione della nozione di matrimonio come pure di famiglia, la svalutazione della maternità e la banalizzazione dell’aborto, la facilitazione del divorzio e il relativismo di una « nuova etica » –, la famiglia ha bisogno di essere protetta e difesa,[78] per poter rendere alla società il servizio che essa si aspetta da lei, cioè quello di darle uomini e donne capaci di edificare un tessuto sociale di pace e di armonia.

44. Incoraggio dunque vivamente le famiglie ad attingere ispirazione e forza dal Sacramento dell’Eucaristia, così da vivere la novità radicale apportata da Cristo al cuore delle condizioni comuni dell’esistenza, novità che conduce ciascuno ad essere un testimone capace di diffondere luce nel proprio contesto di lavoro e nella società tutta intera. « L’amore tra l’uomo e la donna, l’accoglienza della vita, il compito educativo si rivelano quali ambiti privilegiati in cui l’Eucaristia può mostrare la sua capacità di trasformare e portare a pienezza di significato l’esistenza ».[79] Risulta chiaramente che partecipare all’Eucaristia domenicale è richiesto dalla coscienza cristiana e allo stesso tempo la forma.[80]

45. D’altronde, dare in famiglia tutto il debito spazio alla preghiera, personale e comunitaria, significa rispettare un principio essenziale della visione cristiana della vita: il primato della grazia. La preghiera ci ricorda costantemente il primato di Cristo, e, legato ad esso, il primato della vita interiore e della santità. Il dialogo con Dio apre il cuore al flusso della grazia e permette alla Parola di Cristo di passare attraverso di noi con tutta la sua forza. Perciò, in seno alle famiglie sono necessari l’ascolto assiduo e la lettura attenta della Sacra Scrittura.[81]

46. Inoltre « la missione educativa della famiglia cristiana » è « un vero ministero, per mezzo del quale viene trasmesso e irradiato il Vangelo, al punto che la stessa vita di famiglia diventa itinerario di fede e in qualche modo iniziazione cristiana e scuola della sequela di Cristo. Nella famiglia cosciente di tale dono, come ha scritto Paolo VI “tutti i membri evangelizzano e sono evangelizzati”. In forza del ministero dell’educazione i genitori mediante la testimonianza della vita, sono i primi araldi del Vangelo presso i figli […] diventano pienamente genitori generatori cioè non solo della vita carnale, ma anche di quella che, mediante la rinnovazione dello Spirito, scaturisce dalla Croce e risurrezione di Cristo ».[82]...

 

F. I bambini

65. Proprio come i giovani, i bambini sono un dono di Dio all’umanità, e pertanto devono essere oggetto di particolare cura da parte delle loro famiglie, della Chiesa, della società e dei governi, poiché sono fonte di speranza e di rinnovamento nella vita. Dio è ad essi particolarmente vicino, e la loro vita è preziosa ai suoi occhi, anche quando le circostanze sembrano contrarie o impossibili (cfr Gen 17,17-18; 18,12; Mt 18,10).

66. In effetti, « nel diritto alla vita, ogni essere umano innocente è assolutamente uguale a tutti gli altri. Tale uguaglianza è la base di ogni autentico rapporto sociale che, per essere veramente tale, non può non fondarsi sulla verità e sulla giustizia, riconoscendo e tutelando ogni uomo e ogni donna come persona e non come una cosa di cui si possa disporre ».[106]

67. Come allora non deplorare e denunciare con forza i trattamenti intollerabili inflitti in Africa a tanti bambini?[107] La Chiesa è Madre e non saprebbe abbandonarli, chiunque essi siano. È nostro compito proiettare su di essi la luce di Cristo, offrendo loro il suo amore affinché si sentano dire: « Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e ti amo » (Is 43,4). Dio vuole la felicità ed il sorriso di ogni bambino e il suo favore è per lui « perché a chi è come loro infatti appartiene il Regno di Dio » (Mc 10,14).

68. Cristo Gesù ha sempre manifestato la sua preferenza nei confronti dei più piccoli (cfr Mc 10,
13-16). Lo stesso Vangelo è permeato in profondità dalla verità sul bambino. Che cosa significa infatti: « Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli » (Mt 18,3)? Gesù non fa forse del bambino un modello, anche per gli adulti? Nel bambino vi è qualche cosa che non dovrebbe mancare mai a chi vuole entrare nel Regno dei cieli. Il cielo è promesso a tutti coloro che sono semplici come i fanciulli, a quanti, come essi, sono pieni di uno spirito di abbandono nella fiducia, puri e ricchi di bontà. Essi soltanto possono trovare in Dio un Padre e diventare, grazie a Gesù, figli di Dio. Figli e figlie dei nostri genitori, Dio vuole che siamo tutti suoi figli adottivi per grazia![108]


 

III. LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

159. Prima di concludere questo documento, desidero ritornare nuovamente sul compito della Chiesa in Africa che è quello di impegnarsi nell’evangelizzazione, nella missio ad gentes, come pure nella nuova evangelizzazione, affinché la fisionomia del Continente africano si modelli ogni giorno di più sull’insegnamento sempre attuale di Cristo, vera « luce del mondo » e autentico « sale della terra ».

A. Portatori di Cristo « luce del mondo »

160. L’opera urgente dell’evangelizzazione si realizza in maniera differente, secondo la diversità delle situazioni di ciascun Paese. « In senso proprio c’è la missio ad gentes verso coloro che non conoscono Cristo. In senso lato, si parla di “evangelizzazione” per l’aspetto ordinario della pastorale, e di “nuova evangelizzazione” verso coloro che non seguono più la prassi cristiana ».[212] Solo l’evangelizzazione che è animata dalla forza dello Spirito Santo diviene la « legge nuova del Vangelo » e porta frutti spirituali.[213] Il cuore di ogni attività evangelizzatrice è l’annuncio della Persona di Gesù, il Verbo di Dio incarnato (cfr Gv 1,14), morto e risorto, presente per sempre nella comunità dei fedeli, nella sua Chiesa (cfr Mt 28,20). Si tratta di un compito urgente non soltanto per l’Africa, ma per il mondo intero, in quanto la missione che Cristo redentore ha affidato alla sua Chiesa non ha ancora raggiunto la piena realizzazione.

161. Il « Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio » (Mc 1,1) è la via sicura per incontrare la Persona del Signore Gesù. Scrutare le Scritture ci permette di scoprire sempre più il suo vero volto, rivelazione di Dio Padre (cfr Gv 12,45), e la sua opera di salvezza. « Riscoprire la centralità della divina Parola nella vita cristiana ci fa ritrovare così il senso più profondo di quanto il Papa Giovanni Paolo II ha richiamato con forza: continuare la missio ad gentes e intraprendere con tutte le forze la nuova evangelizzazione ».[214]

162. Guidata dallo Spirito Santo, la Chiesa in Africa deve annunciare – vivendolo – il mistero di salvezza a quelli che ancora non lo conoscono. Lo Spirito Santo, che i cristiani hanno ricevuto nel Battesimo, è il fuoco d’amore che spinge all’azione evangelizzatrice. Dopo la Pentecoste, i discepoli, « colmati di Spirito Santo » (At 2,4), sono usciti dal Cenacolo, dove per paura si erano rinchiusi, per proclamare la Buona Notizia di Gesù Cristo. L’avvenimento della Pentecoste ci permette di comprendere meglio la missione dei cristiani, « luce del mondo » e « sale della terra » nel Continente africano. Ciò che è proprio della luce è diffondersi e rischiarare i numerosi fratelli e sorelle che sono ancora nelle tenebre. La missio ad gentes impegna tutti i cristiani dell’Africa. Animati dallo Spirito, essi devono essere portatori di Gesù Cristo, « luce del mondo », in tutto il Continente, in tutti gli ambiti della vita personale, familiare e sociale. I Padri sinodali hanno sottolineato « l’urgenza e la necessità dell’evangelizzazione che è la missione e la vera identità della Chiesa ».[215]

B. Testimoni di Cristo Risorto

163. Il Signore Gesù esorta ancor oggi i cristiani d’Africa a predicare nel suo nome « a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). Perciò essi sono chiamati a essere testimoni del Signore risorto (cfr Lc 24,48). I Padri sinodali hanno sottolineato che l’evangelizzazione « consiste essenzialmente nel rendere testimonianza a Cristo nella potenza dello Spirito, attraverso la vita, poi per mezzo della parola, in uno spirito di apertura agli altri, di rispetto e di dialogo con loro, attenendosi ai valori del Vangelo »[216]. Per quanto riguarda la Chiesa in Africa, questa testimonianza dev’essere al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace.

164. L’annuncio del Vangelo deve ritrovare l’ardore degli inizi dell’evangelizzazione del Continente africano, attribuita all’evangelista Marco, seguito da una « schiera innumerevole di Santi, di Martiri, di Confessori e di Vergini ».[217] Con gratitudine, occorre mettersi alla scuola dell’entusiasmo di numerosi missionari, che durante molti secoli hanno sacrificato la vita per portare la Buona Notizia ai loro fratelli e sorelle africani. Nel corso di questi ultimi anni, la Chiesa ha commemorato in diversi Paesi il centenario dell’evangelizzazione. Essa si è giustamente impegnata a diffondere il Vangelo tra coloro che non conoscono ancora il nome di Gesù Cristo.

165. Affinché questo sforzo divenga ogni giorno più efficace, la missio ad gentes deve andare di pari passo con la nuova evangelizzazione. Anche in Africa, le situazioni che richiedono una nuova presentazione del Vangelo, « nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni »,[218] non sono rare. In particolare, la nuova evangelizzazione deve integrare la dimensione intellettuale della fede nell’esperienza viva dell’incontro con Gesù Cristo presente e operante nella comunità ecclesiale, perché all’origine del fatto di essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dona alla vita un nuovo orizzonte e perciò il suo orientamento decisivo. La catechesi deve dunque integrare la parte teorica, costituita da nozioni imparate a memoria, con quella pratica, vissuta a livello liturgico, spirituale, ecclesiale, culturale e caritativo, affinché il seme della Parola di Dio, caduto su un terreno fertile, metta radici profonde e possa crescere e giungere a maturazione.

166. Perché questo accada, è indispensabile impiegare nuovi metodi che oggi sono a nostra disposizione. Quando si tratta dei mezzi di comunicazione sociale, di cui ho già parlato, non bisogna dimenticare quanto ho sottolineato recentemente nell’Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini: « San Tommaso d’Aquino, menzionando Sant’Agostino, insiste con forza: “Anche la lettera del Vangelo uccide se manca l’interiore grazia della fede che sana” ».[219] Coscienti di questa esigenza, bisogna sempre ricordare che nessun mezzo può e deve sostituirsi al contatto personale, all’annuncio verbale, come pure alla testimonianza di una vita cristiana autentica. Questo contatto personale e questo annuncio verbale devono esprimere la fede viva che impegna e trasforma l’esistenza, e l’amore di Dio che raggiunge e tocca ciascuno così com’è.

C. Missionari alla sequela di Cristo

167. La Chiesa che cammina in Africa è chiamata a contribuire alla nuova evangelizzazione anche nei Paesi secolarizzati, da cui provenivano in passato numerosi missionari e che oggi mancano, purtroppo, di vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata. Nel frattempo, un grande numero di Africani e di Africane hanno accolto l’invito del padrone della messe (cfr Mt 9,37-38) a lavorare nella sua vigna (cfr Mt 20,1-16). Senza sminuire lo slancio missionario ad gentes nei diversi Paesi, come pure nel Continente intero, i Vescovi dell’Africa devono accogliere con generosità la richiesta dei loro confratelli dei Paesi che mancano di vocazioni e venire in aiuto ai fedeli privi di sacerdoti. Questa collaborazione, che dev’essere regolamentata attraverso accordi tra la Chiesa che invia e quella che riceve, diventa un segno concreto di fecondità della missio ad gentes. Benedetta dal Signore, Buon Pastore (cfr Gv 10,11-18), essa sostiene anche in modo prezioso la nuova evangelizzazione nei Paesi di antica tradizione cristiana.

168. L’annuncio della Buona Novella fa nascere nella Chiesa nuove espressioni, adeguate alle necessità dei tempi, delle culture, e alle attese degli uomini. Lo Spirito Santo non manca di suscitare anche in Africa uomini e donne che, riuniti in diverse associazioni, movimenti e comunità, consacrano la loro vita alla diffusione del Vangelo di Gesù Cristo. Secondo l’esortazione dell’Apostolo delle genti – « non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male » (1 Ts 5,19-22) – i Pastori hanno il dovere di vegliare affinché queste nuove espressioni della perenne fecondità del Vangelo si inseriscano nell’azione pastorale delle parrocchie e delle diocesi.

169. Cari fratelli e sorelle, alla luce del tema della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa, la nuova evangelizzazione concerne, in particolare, il servizio della Chiesa in vista della riconciliazione, della giustizia e della pace. Di conseguenza, è necessario accogliere la grazia dello Spirito Santo che ci invita: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20). I cristiani dunque sono tutti invitati a riconciliarsi con Dio. Allora, voi sarete in grado di diventare artefici della riconciliazione in seno alle comunità ecclesiali e sociali nelle quali vivete e operate. La nuova evangelizzazione suppone la riconciliazione dei cristiani con Dio e con se stessi. Essa esige la riconciliazione col prossimo, il superamento di ogni tipo di barriera, come quelle della lingua, della cultura e della razza. Siamo tutti figli di un solo Dio e Padre che « fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti » (Mt 5,45).

170. Dio benedirà un cuore riconciliato, accordandogli la sua pace. Il cristiano diventerà così un artefice di pace (cfr Mt 5,9) nella misura in cui, radicato nella grazia divina, collabora con il suo Creatore alla costruzione e alla promozione del dono della pace. Il fedele riconciliato diventerà anche promotore della giustizia in ogni luogo, soprattutto nelle società africane divise, in preda alla violenza e alla guerra, che hanno fame e sete della vera giustizia. Il Signore ci invita: « Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,33).

171. La nuova evangelizzazione è un compito urgente per i cristiani in Africa, perché anch’essi devono rianimare il loro entusiasmo di appartenere alla Chiesa. Sotto l’ispirazione dello Spirito del Signore risorto, essi sono chiamati a vivere, a livello personale, familiare e sociale, la Buona Novella e ad annunciarla con rinnovato zelo alle persone vicine e lontane, impiegando per la sua diffusione i nuovi metodi che la Provvidenza divina mette a nostra disposizione. Lodando Dio Padre per le meraviglie che continua a compiere nella sua Chiesa in ciascuno dei suoi membri, i fedeli sono invitati a vivificare la loro vocazione cristiana nella fedeltà alla viva Tradizione ecclesiale. Aperti all’ispirazione dello Spirito Santo, che continua a suscitare diversi carismi nella Chiesa, i cristiani devono proseguire o intraprendere con determinazione il cammino della santità per diventare ogni giorno di più apostoli della riconciliazione, della giustizia e della pace...

                                                                      CONCLUSIONE: 
                                                      « CORAGGIO! ALZATI, TI CHIAMA »
                                                                           (
Mc 10,49)

172. Cari fratelli e sorelle, l’ultima parola del Sinodo è stata un appello alla speranza, lanciato all’Africa. Tale appello sarà vano se non si radica nell’amore trinitario. Da Dio, Padre di tutti, noi riceviamo la missione di trasmettere all’Africa l’amore con cui ci ha amato Cristo, il Figlio primogenito, affinché la nostra azione, animata dal suo Spirito Santo, sia sostenuta dalla speranza e, nello stesso tempo, diventi fonte di speranza. Desiderando facilitare l’attuazione degli orientamenti del Sinodo su temi così scottanti quali sono la riconciliazione, la giustizia e la pace, auspico che i « teologi continuino a esplorare la profondità del mistero trinitario e il suo significato per l’oggi africano ».[220] Poiché la vocazione di ogni uomo è unica, non lasciamo che si spenga in noi lo slancio vitale della riconciliazione dell’umanità con Dio attraverso il mistero della nostra salvezza in Cristo. La redenzione è la ragione dell’affidabilità e della fermezza della nostra speranza « in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche se faticoso, può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino ».[221]

173. Lo ribadisco: « Alzati, Chiesa in Africa […] perché ti chiama il Padre celeste, che i tuoi antenati invocavano come Creatore prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelata nel suo Figlio unigenito, Gesù Cristo. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo ».[222]

174. Il volto dell’evangelizzazione assume oggi il nome di riconciliazione, « condizione indispensabile per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa e duratura nel rispetto di ogni individuo e di tutti i popoli; una pace che […] si apre all’apporto di tutte le persone di buona volontà al di là delle rispettive appartenenze religiose, etniche, linguistiche, culturali e sociali ».[223] La Chiesa cattolica tutta intera accompagni col suo affetto i fratelli e le sorelle del Continente africano! I Santi dell’Africa li sostengano attraverso la loro preghiera di intercessione![224]

175. « Il buon padrone di casa, san Giuseppe, che personalmente conosce bene che cosa significhi il ponderare, in atteggiamento di sollecitudine e di speranza, le vie future della famiglia, [e che] ci ha ascoltati con amore e ci ha accompagnato fin dentro il Sinodo stesso »,[225] protegga e accompagni la Chiesa nella sua missione al servizio dell’Africa, terra dove egli trovò, per la Santa Famiglia, rifugio e protezione (cfr Mt 2,13-15)! La Beata Vergine Maria, Madre del Verbo di Dio e Nostra Signora d’Africa, continui ad accompagnare tutta la Chiesa con la sua intercessione e i suoi inviti a fare tutto ciò che ci dirà suo Figlio (cfr Gv 2,5)! La preghiera di Maria, Regina della Pace, il cui cuore è sempre orientato alla volontà di Dio, sostenga ogni impegno di conversione, consolidi ogni iniziativa di riconciliazione, e renda efficace ogni sforzo in favore della pace in un mondo che ha fame e sete di giustizia (cfr Mt 5,6).[226]

176. Cari fratelli e sorelle, mediante la Seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, il Signore, buono e misericordioso, vi ricorda in modo pressante che «siete il sale della terra… la luce del mondo» (Mt 5,13.14). Possano queste parole richiamarvi la dignità della vostra vocazione di figli di Dio, membri della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica! Questa vocazione consiste nel diffondere in un mondo spesso immerso nel buio il chiarore del Vangelo, lo splendore di Gesù Cristo, vera luce che «illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Inoltre, i cristiani devono offrire agli uomini il gusto di Dio Padre, la gioia della sua presenza creatrice nel mondo. Essi sono anche chiamati a collaborare con la grazia dello Spirito Santo, affinché il miracolo della Pentecoste prosegua nel Continente africano e ciascuno diventi sempre più un apostolo della riconciliazione, della giustizia e della pace.

177. Possa la Chiesa cattolica in Africa essere sempre uno dei polmoni spirituali dell’umanità, e diventare ogni giorno di più una benedizione per il nobile Continente africano e per il mondo intero.

Dato a Ouidah, in Benin, il 19 novembre, dell’anno 2011, settimo del mio Pontificato

  

                                                                          BENEDICTUS PP. XVI

 


 


                                               

commenti (0)

Partners

Partners - Mammepersempre O.N.L.U.S.

Fondatrice: Prof.ssa Maria Rita Parsi Psicoterapeuta e Scrittrice

Partners - Mammepersempre O.N.L.U.S.

Partners - Mammepersempre O.N.L.U.S.

Mammepersempre O.N.L.U.S.

Una firma per "ESSERCI" e con "IL TUO DONO"sostenerci!

Mammepersempre O.N.L.U.S.